Autobus: incidente in Irpinia
a cura di Alessandro Campagnuolo

lunedì, 5 agosto 2013 in con 0 commenti ↓

guard rail new jersey Incidente autobus Irpinia - foto ricostruzione dinamica Incidente autobus Irpinia - foto A1 Napoli Canosa

 Il caso dell’incidente mortale in Irpinia. Autobus sfonda il guardareil

Ricognizione fattuale – Qualificazioni penali e civili – Giurisprudenza – Soluzioni.   In riferimento alla tremenda tragedia consumatasi in Irpinia, nel tratto autostradale A16, Napoli-Canosa, sul viadotto che collega Montefusco a Baiano (AV), domenica 28 luglio 2013, intorno alle 20.30, a primo acchito risulta difficile dare un’esatta determinazione del nesso causale attesa la complicata ricostruzione del fatto storico. La dinamica del sinistro, infatti, sembrerebbe prospettare un’interruzione del nesso di causalità, ma analizziamo per prima i fatti conosciuti. I dati di fatto resi noti ma non ancora ufficialmente riscontrati da perizie tecniche sarebbero: 1) L’autobus era ormai obsoleto (1995 l’anno d’immatricolazione) anche se revisionato a marzo c.a., ma con 900 mila km e passa sul groppone; 2) Lo stesso mezzo ante urto riportava danni strutturali alla trasmissione dai quali ne derivava l’inutilità dell’impianto frenante e l’impossibilità per il conducente di interrompere la marcia del mezzo; 3) L’infausto teatro del sinistro è un viadotto autostradale per cui l’automezzo sfondava il guard rail (cd. new jersey) e precipitava per decine di metri schiantandosi sul terreno sottostante; 4) Dal fatto ne derivava la morte di una quarantina di persone e di altri feriti alcuni dei quali tutt’ora in prognosi riservata. Preliminarmente, si evidenzia l’eventuale rilevanza penale del fatto, avendo infatti la Procura di Avellino ipotizzato i reati di omicidio colposo plurimo e di disastro colposo iscrivendo nel Registro delle notizie di reato i vertici di Autostrade s.p.a. e i rapp.ti legali della soc. di autotrasporti fra gli altri.

E’ quindi necessario slegare innanzitutto l’interpretazione del fatto a seconda che lo si guardi con la lente civilistica o con quella penalistica. E’ noto infatti in diritto come il nesso di causalità del fatto sia diverso in ambito penale e in quello civile e, data la precedenza che ha – nella generalità dei casi  – il ns. sistema penalistico su quello civilistico per ragioni di diritto ma anche di fatto, si tratterà pertanto e in primis della questione penale. Recentemente, la giurisprudenza ha tuttavia sospeso il processo penale in attesa della conclusione di quello civile al fine di dare l’opportunità all’imputato di poter riparare al danno cagionato e alle conseguenze da esso derivanti mediante le restituzioni o il risarcimento ( v. Cass., sez. IV pen., Sent. n. 5507/2013, per un caso di lesioni colpose).

Non avendo conoscenza di elementi di fatto accertati da perizie tecniche disposte dall’Autorità giudiziaria, ovviamente in quanto non ancora elaborate dai tecnici, può solo procedersi per ipotesi. Se ne possono azzardare quindi alcune, dovendo doverosamente distinguere la qualificazione del fatto tra penale e civile nonché i reati come prospettati che prevedono la condotta commissiva od omissiva. Non è infatti chiaro quanto l’eventuale omissione di controllo del mezzo e di accertamento dell’idoneità del guard rail  in quel tratto viario siano irrilevanti e, ciò, e paradossalmente, potrebbe avere riflessi tanto nella rilevanza del fatto in sede penale quanto in quella civile. Ma procediamo per gradi. In diritto penale, la Cass., a Sez. Unite penali, n. 30328/2002, aveva affinato l’interpretazione del nesso causale nella notissima e storica “Sentenza Franzese” che, in sostanza, adottava l’orientamento dell’elevato grado di credibilità razionale dell’accertamento giudiziale; così tracciando definitivamente il confine tra probabilità statistica e probabilità logica: “non è consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge statistica la conferma o meno dell’ipotesi accusatoria sull’esistenza del nesso causale, poiché il giudice deve verificarne la validità nel caso concreto sulla base delle circostanze del fatto e dell’evidenza probatoria, disponibile”. Si tratta dell’evoluzione giurisprudenziale più matura dei giorni nostri, di una giurisprudenza che affonda le proprie radici su valutazioni scientifiche riscontrabili rispetto agli stessi fatti accertati e che si è peraltro affinata con successive pronunce che diversificano le condotte in base al contributo causale apportato. Dal punto di vista omissivo, in generale, in diritto penale si discute di reato omissivo improprio (di pericolo), mentre in civile non v’è distinzione nel senso che è prospettabile solo il cd. danno ingiusto sia che derivi da fatto illecito attivo, connotato cioè da condotta commissiva, sia che ricalchi un contegno passivo, cioè omissivo del responsabile dell’illecito. In diritto civile, comunque, la prospettiva è per così dire spostata dal punto di vista del danneggiato e non dell’autore del fatto di reato come in sede penalistica. Per la configurazione dei reati come ipotizzati dall’Organo giudiziario, oltre a dover sussistere il substrato tecnico scientifico accertato con consulenza tecnica d’ufficio, inoltre, dovranno essere evidenziati tutti gli elementi dei reati stessi e, in questo caso e in primis, la forma della condotta. L’omicidio colposo, così come il disastro colposo, infatti, può integrarsi con una condotta omissiva. Sussistendo tale tipo di condotta in riferimento ai rilievi giurisprudenziali penali anzidetti, potrà dunque passarsi all’esame del fattore psicologico della colpa, del fattore cioè che connota l’agire dell’autore del fatto di reato quale atto o un impulso involontario o accidentale. Nel fatto de quo, infatti, allo stato, tutte le attuali ipotesi sulle possibili cause del sinistro farebbero contemplare il determinarsi di omissioni nella manutenzione dell’autobus e nella sistemazione della protezione perimetrale del viadotto (il guard rail cd. new jersey). Se così fosse, entrambi i rapp.ti legali  delle soc., quella di autotrasporti e quella autostradale, nell’ambito del procedimento penale sarebbero responsabili dei reati come prospettati dalla Procura. In ogni caso andrebbero eventualmente diversificate le diverse posizioni e quindi graduate le responsabilità nella produzione dell’evento. Passando all’analisi civilistica del caso, in particolare in una prospettiva risarcitoria da dichiararsi appunto in eventuale separato processo civile (con o senza il previo accertamento penale e relativo titolo processuale), l’elemento del nesso di causalità è il fattore cruciale nella disamina del caso in questione. Com’è noto, il nesso causale è il nesso eziologico, cioè il fattore che collega l’evento al danno e, in questo caso, in sintesi, il guasto tecnico dell’autobus sarebbe la causa scatenante del sinistro. Tuttavia, come predetto, e procedendo sempre per ipotesi, vi sarebbe un elemento che per la soc. di autotrasporti interromperebbe questo processo di causalità e, cioè, la rottura del guard rail. Facciamo un passo in dietro. Il guard rail new jersey, come anche dichiarato dai vertici di Autostrade s.p.a. è concepito per resistere ad urti di auto ma non di mezzi più pesanti. A detta di codesta soc. la rottura di questa protezione sarebbe prevista proprio per la sicurezza dei conducenti. Non stiamo però discorrendo di un tracciato di Formula 1, dove dovrebbe esserci spazio per rallentare se e quando si esca di pista, ma di un viadotto dove la rottura strutturale di una protezione perimetrale non può determinare altro che lo sbalzo del mezzo in transito giù nello strapiombo. In tal senso, appare del tutto inidoneo l’aver posto il new jersey in quel tratto viario. La giurisprudenza e anche la dottrina prevalente sono abbastanza granitiche sul punto. Se si volesse, comunque, fra le varie alternative, ricondurre la produzione del danno ad un’ipotesi ex art. 2051 c.c. per omissione custodiale, si farebbe ricorso, ex plurimis, ad una delle ultime pronunce in tema di danni derivanti da circolazione stradale per un caso appunto di omessa custodia esercitata proprio dalla soc. Autostrade s.p.a. La Cassazione con sentenza n. 783/2013 stabilisce infatti che la responsabilità della P.A. anzidetta per cose in custodia ex art. 2051 c.c. “trova un limite solo nel caso fortuito che va ravvisato nei casi in cui il danno sia stato determinato da cause estrinseche alla struttura del bene, o da comportamenti di terzi con modalità di tempo e di luogo tali per cui il pericolo non avrebbe potuto essere conosciuto ed eliminato tempestivamente, neppure con la più diligente attività di controllo e di manutenzione. L’onere della prova sia del caso fortuito, sia dell’adempimento dei doveri di diligente manutenzione, è a carico del custode.”. Nel caso che ci occupa, pertanto, evidenti sarebbero le responsabilità per omessa manutenzione del guard rail in quanto i primi rilievi fotografici mostrano uno stato molto precario del new jersey stante il fatto che alcuni pezzi in cemento risultano privi di quei prescritti anelli metallici utili a mantenere salda la stessa struttura perimetrale. Se, invece, si volessero addebitare, come pure prospettabili, ipotesi di responsabilità per danno da illecito extracontrattuale ex art. 2043 c.c., ciò sarebbe comunque enunciabile sulla base del fatto che il danno prodotto è la diretta conseguenza della responsabilità delle soc. coinvolte per aver appunto causato gli eventi morte e lesione. Inoltre, dovrebbero prendersi in esame anche gli eventuali contratti stipulati tra i passeggeri dell’autobus e la soc. di trasporto per l’eventuale copertura assicurativa. Da ultimo, l’interruzione del nesso di causalità, sia in sede penale che in civile, è la circostanza esterna al fatto che da sola, in concorso con le altre verificatesi, determina la causazione dell’evento lesivo ed è una circostanza che, a seconda, scriminerebbe l’una o l’altra o entrambe le soc. dalle responsabilità. Quest’analisi, comunque, va condotta caso per caso alla stregua di elementi di giudizio fattuali ineccepibili. A parere dello scrivente, l’unica vera e propria causa interruttiva del sinistro de quo potrebbe essere il guasto meccanico all’autobus, fatto che escluderebbe la respons. della soc. autostradale ma, oggettivamente, non è possibile risolvere un caso complesso come questo con un così semplicistico e superficiale rilievo. Avviandoci dunque ad una conclusione, in un’ottica di responsabilità ex artt. 2051 o 2043 c.c., e alla luce della giurisprudenza su richiamata, non può che concludersi che il sinistro occorso sul viadotto autostradale, nel tratto A16, Napoli-Canosa, il giorno 28 luglio c.a., che ha provocato lesioni o morte dei passeggeri dell’autobus in transito, in sede civilistica determina una responsabilità da graduarsi in percentuale per il relativo peso di contribuzione nella produzione dell’evento a carico della soc. di autotrasporti e di Autostrade s.p.a. A parere dello scrivente, pertanto, la percentuale maggiore di responsabilità andrebbe addebitata alla Autostrade s.p.a. perché, in ogni caso, il guard rail “new jersey” è progettato per distaccarsi da anello ad anello della sua catena in caso di urti violenti e tale protezione non sembra affatto idonea in un tratto autostradale in discesa che si percorre ad alta velocità e che è costituito da un ponte alto decine di metri. Peraltro, la manutenzione della stessa cinta muraria protettiva non era in buono stato essendo priva di alcuni anelli metallici che strutturalmente legano ogni elemento di cemento fra loro. Tale circostanza solleva la consueta violazione del principio di affidamento per così dire aggravato dal fatto che l’autostrada è un servizio a pagamento che non individua solo un generico dovere della P.A. ad una corretta prestazione del servizio offerto ma individua un vero e proprio obbligo nell’ottica del sinallagma contrattuale del pagamento del pedaggio autostradale. Con un guard rail più resistente è ragionevole ritenere che l’autobus non avrebbe sfondato la stessa barriera perimetrale della strada cadendo nel precipizio, quindi, non si sarebbe schiantato al suolo e, pertanto, in tutta probabilità il bilancio dei feriti e soprattutto dei morti non sarebbe stato così grave. A questo punto, obiezione contraria a disposizione della difesa della soc. autostradale non parrebbe in generale altra che quella di sottolineare che senza il guasto all’autobus il conducente non ne avrebbe perso il controllo e, quindi, non avrebbe potuto sfondare il new jersey come invece è avvenuto.

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